Varianza e rischio

La varianza negli Spin & Go: quanto può durare un downswing normale

In un formato dove ogni torneo dura pochi minuti, si gioca in tre e quasi sempre paga solo il primo posto, il risultato di una sessione dice poco sul livello di chi l'ha giocata. La varianza qui non è un contrattempo: è la struttura del gioco. Sapere quanto è larga la distribuzione dei risultati serve a due cose concrete: non cambiare strategia per il motivo sbagliato e non mettere in gioco più soldi di quanti se ne possano perdere.

Aggiornata il 16 agosto 2026

Che cosa separa l'EV dal risultato che vedi

L'EV di una decisione è il suo valore medio se la ripetessi un numero enorme di volte. Il risultato realizzato è un campione, spesso piccolo. Nel 3-max hyper turbo la distanza fra i due resta ampia a lungo, perché ogni torneo produce un esito grezzo: o prendi il montepremi o non prendi niente.

Una decisione può essere corretta e perdere: se spingi con la mano davanti e vieni chiamato, l'avversario ha comunque le sue carte da vedere e una parte delle volte arriva primo. Se le decisioni erano buone lo dice il confronto con la soluzione di riferimento per quello stack e quella posizione, non il piatto che hai raccolto.

C'è poi uno scarto tipico del formato: puoi giocare una serie di tornei sopra il tuo standard e restare in perdita solo perché i moltiplicatori estratti sono stati tutti bassi. Le decisioni riguardano chi vince il torneo, il moltiplicatore quanto quel torneo valeva, ed è sorteggiato prima che tu veda una carta.

Il rake sposta il discorso. Con un prelievo nell'ordine del 7-10% del buy-in a seconda del livello, una fetta del vantaggio grezzo se ne va prima che si distribuiscano le carte. Il margine che resta è sottile rispetto all'ampiezza degli scarti, ed è questa combinazione a produrre tratti negativi lunghi.

Perché in questo formato la dispersione è così larga

Le fonti di scarto sono quattro e agiscono insieme. Vale la pena separarle, perché una sola delle quattro dipende in qualche misura da te: due giocatori dello stesso identico livello, sullo stesso numero di tornei, possono ritrovarsi lontani senza che nessuno dei due abbia giocato meglio dell'altro.

Il moltiplicatore non si somma al resto: lo scala. Lo stesso all-in, vinto o perso, pesa in proporzione a quanto valeva il torneo estratto. È il motivo per cui la fascia dei risultati possibili resta larga anche su volumi che in un altro formato basterebbero già a farsi un'idea.

  • Il moltiplicatore è sorteggiato prima che tu veda le carte: sulle sale italiane la scala arriva fino a 12.000x, con un 6.000x sui buy-in più alti. I valori alti capitano di rado e proprio per questo pesano molto sul risultato medio.
  • Il pagamento: nella grande maggioranza dei tornei prende tutto il primo e il secondo posto vale quanto il terzo, cioè zero. Solo sui moltiplicatori alti il montepremi si divide fra i tre giocatori, per esempio 83,3 / 10 / 6,7, e su un intermedio può pagare due posti, 80/20.
  • La struttura hyper turbo: si parte da 25 big blind e i livelli salgono ogni pochi minuti, quindi molte mani si decidono in un solo scambio preflop, dove le differenze di equity sono strette.
  • Il numero di giocatori: in tre, a parità di livello, ne vinci circa uno su tre. Serie di sconfitte consecutive sono aritmetica ordinaria, non un segnale.

Perché il percorso tipico sta sotto la media

In una distribuzione simmetrica media e mediana coincidono. Qui la distribuzione è storta a destra: la coda dei moltiplicatori alti è rarissima ma enorme, alza la media e non sposta quasi per niente il percorso tipico. Quel valore medio è portato da tornei che nella maggior parte dei mesi non ti capitano.

La conseguenza pratica è che il risultato atteso in media è un numero che la maggior parte dei percorsi non tocca nel breve periodo: se simuli mille percorsi con gli stessi identici parametri, oltre la metà finisce sotto la media. Succede ogni volta che pochi eventi rarissimi trasportano una fetta grossa del valore totale.

Cambia quindi che cosa ha senso guardare. La media dice se una scelta è corretta sul lunghissimo periodo; per farsi un'idea di come andrà probabilmente il prossimo mese servono la mediana e la fascia dei percentili, cioè dove finisce il decimo di percorsi peggiore e dove quello migliore.

Quanto può durare un tratto negativo

Non esiste un numero unico, e chi te ne dà uno sta semplificando. La durata dipende da tre grandezze: quanto è reale il tuo margine, quanto è larga la dispersione per torneo e quanti tornei giochi. Con margine sottile e dispersione da formato a moltiplicatore, il campione perché il risultato realizzato assomigli a quello atteso si misura in decine di migliaia di tornei, non in centinaia.

Un ordine di grandezza da tenere a mente: il numero di tornei per distinguere un giocatore vincente da uno in pari cresce con il quadrato del rapporto fra dispersione e margine. Dimezzare il margine, per esempio salendo di livello dove gli avversari sbagliano meno, quadruplica il campione richiesto.

Anche chi gioca bene passa periodi lunghi sotto il proprio massimo storico: è l'andamento ordinario di chi fa volume dove paga solo il primo. Il guaio nasce quando quel periodo arriva addosso a un bankroll non dimensionato per reggerlo, o a qualcuno che nel frattempo riscrive la strategia ogni poche centinaia di tornei.

Il rischio di rovina non è una soglia, è una probabilità

Rovina significa che il bankroll scende sotto il minimo per continuare a giocare a quel livello. Non è una linea che si supera o non si supera: è una probabilità, e dipende da quanti buy-in hai davanti, dal margine, dall'ampiezza della dispersione e da quanto a lungo giochi.

Due cose non ovvie. Con margine nullo o negativo la rovina non è probabile, è certa: basta aspettare abbastanza, e il rake fa parte del conto. E anche con un margine positivo reale un bankroll piccolo produce una probabilità di rovina alta: la curva scende ripida nelle prime decine di buy-in e poi si appiattisce, quindi i primi buy-in comprano più sicurezza degli ultimi.

Il poker con soldi veri comporta un rischio economico reale, e nessuna simulazione lo elimina: una curva di rischio di rovina serve a scegliere consapevolmente quanto rischio accettare, non a garantire che non si materializzi. Quanti buy-in tenere davanti non è un numero valido per tutti: dipende dal margine reale e dalla scala di moltiplicatori che giochi.

Come si distingue una serie sfortunata da un errore di gioco

I risultati, da soli, non lo dicono su una finestra corta: la distinzione si fa sul processo, guardando le decisioni invece degli esiti. È un lavoro noioso e non lo si può delegare a un grafico che sale o scende. Quattro controlli si possono fare subito.

Una serie sfortunata ha un profilo riconoscibile: le decisioni reggono al riesame, la perdita è distribuita su situazioni diverse, i tornei persi lo sono in spot dove eri davanti o quasi alla pari. Un problema di gioco si concentra, si ripete e ha una causa scrivibile in una frase.

Le due cose convivono quasi sempre: in un tratto lungo di risultati negativi c'è di solito un po' dell'una e un po' dell'altro. Trattarlo come sola sfortuna congela gli errori; trattarlo come solo errore porta a smontare una strategia che stava funzionando.

  • Confronta le tue soglie di spinta e di call con una soluzione di riferimento, posizione per posizione e stack per stack: se sbagli, sbagli quasi sempre nella stessa direzione.
  • Guarda dove si concentra la perdita: se sta quasi tutta in un tipo di situazione, le aperture dal bottone, le difese da big blind, il primo livello a 25 big blind, non è varianza.
  • Controlla se il tuo gioco è cambiato durante il tratto negativo: call più larghi, spinte più strette, sessioni più lunghe del solito, decisioni prese più in fretta.
  • Verifica il volume su cui stai ragionando: qualunque conclusione tratta da poche centinaia di tornei è rumore, per quanto netta possa sembrare.

Che cosa ha senso chiedere a una simulazione

Un simulatore Monte Carlo non prevede il tuo prossimo mese: genera migliaia di percorsi con i parametri che gli dai e mostra come sono distribuiti. Il valore sta nella domanda che gli poni: dove sta la mediana dopo un certo numero di tornei, quanto è larga la fascia dei percentili, con che probabilità un percorso tocca un certo minimo.

I risultati dipendono per intero dai parametri di ingresso: se sopravvaluti il tuo margine la simulazione restituisce ottimismo, non informazione, e il modo onesto di usarla è provare anche l'ipotesi in cui sei più debole di quanto credi. Un singolo percorso simulato non è una previsione.

Da qui puoi continuare con gli strumenti della scuola: il simulatore di varianza · le tabelle GTO preflop.

Domande frequenti

Quanti tornei servono perché il risultato rispecchi il mio livello?

Non c'è un numero valido per tutti: dipende dal rapporto fra il tuo margine e la dispersione del formato, e il campione necessario cresce con il quadrato di quel rapporto. In un formato dove quasi sempre paga solo il primo si ragiona in decine di migliaia di tornei prima che il risultato smetta di essere dominato dal caso.

Un downswing lungo vuol dire che sto giocando male?

Da solo non vuol dire niente. In tre giocatori, a parità di livello, ne vinci circa uno su tre: lunghe serie di sconfitte consecutive capitano più volte anche in poche centinaia di tornei. La risposta si trova riesaminando le decisioni, non i risultati: se gli errori sono sistematici e concentrati negli stessi spot è gioco, se le decisioni reggono è distribuzione.

Perché il mio risultato è quasi sempre sotto la media attesa?

Perché la media è tirata verso l'alto da eventi rari: i moltiplicatori più alti portano una fetta grossa del valore totale e capitano di rado. Il percorso tipico, la mediana, sta sotto la media, e oltre la metà dei percorsi simulati finisce sotto quel numero. Non è un calcolo sbagliato, è la forma della distribuzione.

Posso ridurre la varianza cambiando il modo in cui gioco?

Poco, e a un costo. Puoi rinunciare a qualche spinta marginale e stringere leggermente la dispersione, ma la maggior parte della varianza viene dalla struttura: moltiplicatore estratto prima delle carte, montepremi quasi sempre al solo primo posto, 25 big blind che scendono in fretta. Rinunciare a spot corretti abbassa il margine, cioè proprio la leva che ti serve grande.

Con un bankroll grande il rischio di rovina si azzera?

No, si riduce. Con un margine positivo la probabilità di rovina scende rapidamente nelle prime decine di buy-in e poi si appiattisce: ogni buy-in in più compra meno sicurezza del precedente. Con margine nullo o negativo nessuna dimensione basta, perché il tempo lavora contro. E resta comunque un rischio economico reale, non un parametro che si porta a zero.

L'ICM cambia qualcosa in un formato del genere?

Molto meno che in un torneo a più posti pagati. Nella grande maggioranza dei tornei prende tutto il primo, quindi il secondo e il terzo posto valgono lo stesso, cioè niente, e non c'è nessuna scaletta di premi da difendere. Una scaletta esiste solo sui moltiplicatori alti, che sono rari: trattare l'ICM come se fosse sempre presente porta a giocare troppo stretto.

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