Errori ricorrenti

Gli errori più comuni negli Spin & Go, e come si correggono

Quasi tutto quello che si perde nei 3-max hyper turbo non se ne va in spot complicati al river. Se ne va in decisioni preflop ripetute centinaia di volte, sempre nello stesso modo. Sette errori ricorrenti, il motivo per cui costano e la correzione.

Aggiornata il 16 agosto 2026

Giochi lo small blind come se fosse il bottone

In tre giocatori il bottone apre largo perché dopo il flop parla per ultimo contro entrambi i bui. Dallo small blind quel vantaggio non esiste: se il bottone lascia, resti solo contro il big blind, che per continuare paga meno di te e che deciderà sempre dopo di te per tutte le strade successive.

Il numero di mani con cui entri da lì può essere alto, e spesso lo è: hai un avversario solo davanti e mezzo buio già nel piatto. Quello che non può restare uguale è il seguito. Chi copia il piano del bottone rilancia alla stessa misura, si arrende agli stessi rilanci e finisce a giocare fuori posizione piatti che non aveva previsto.

La correzione parte da un confronto, non da una regola generale. Metti il tuo range dallo small blind accanto a quello che la soluzione dà allo stesso stack e guarda dove le due cose divergono: a volte è il range di entrata, molto più spesso è la risposta al rilancio del big blind, dove si lascia troppo oppure si paga con mani che poi non sanno che farsene del flop.

Il tuo range non si accorcia insieme allo stack

Un hyper turbo passa da 25 big blind a 10 in pochi livelli, e la stessa mano cambia natura mentre lo stack scende. A 20 big blind un rilancio lascia spazio a un gioco postflop; a 10 lo stesso rilancio impegna già metà stack e ti mette davanti a una decisione che potevi evitare mandando tutto dentro subito.

L'errore tipico è tenere lo stesso schema per tutta la partita: apri sempre alla stessa misura, lasci sempre le stesse mani, e a un certo punto stai facendo con 9 big blind quello che avevi imparato a 25. L'errore speculare è altrettanto comune: chi scopre le spinte comincia a usarle troppo presto e a 20 big blind manda all-in mani che avrebbero un'apertura standard nettamente migliore.

Serve un riferimento per fasce di stack. Guarda cosa cambia fra 20, 15 e 10 big blind nella stessa posizione: sono tre strategie diverse, e il passaggio dal rilancio alla spinta non avviene a una soglia sola, avviene mano per mano.

Il limp che usi non è quello che sta nelle soluzioni

Completare dallo small blind sembra un modo per vedere un flop a poco prezzo. Nelle soluzioni un limp esiste davvero, e in questo formato non è nemmeno raro, ma arriva con il seguito già scritto: quali mani continuano contro un rilancio, quali rispondono mandando dentro tutto, quali lasciano. È una strategia costruita, non un risparmio sul prezzo d'ingresso.

Il limp di chi comincia è un'altra cosa: è il modo di non decidere. Entri senza aver definito niente, non hai tolto nessuno dalla mano e lasci all'avversario un rilancio comodo che ti riporta a scegliere in condizioni peggiori di quelle di partenza, spesso con una mano che non sai come difendere.

Dal bottone il problema è più netto, perché dietro restano due giocatori e l'entrata passiva li invita entrambi a vedere il flop a buon mercato. Se una mano vale la pena di entrare, il rilancio le lascia qualcosa che il limp non le lascia: la possibilità di vincere il piatto subito. Se non la vale, il fold costa zero.

  • non fa lasciare nessuno: chi voleva vedere il flop lo vede comunque, a un prezzo che gli va benissimo
  • rinuncia alla fold equity, che a stack corto è la leva che rende giocabile anche una mano mediocre
  • ti lascia fuori posizione in un piatto che non hai definito, senza una risposta pronta al rilancio

Dal big blind lasci a un prezzo che non rivedrai

Hai già 1 big blind nel piatto prima di guardare le carte, e nei formati con ante c'è dell'altro. Quando il bottone apre piccolo, il prezzo per continuare è basso: non ti serve una bella mano, ti serve una mano che vinca abbastanza spesso da giustificare quel prezzo.

Chi comincia lascia dal big blind mani che difenderebbero bene, perché le giudica in astratto, «è una mano debole», invece che rispetto a quanto costa vederle. Contro un avversario che apre largo, un big blind troppo stretto è la perdita più prevedibile del formato: non richiede nemmeno che lui giochi bene, gli basta continuare ad aprire.

Il rovescio esiste ed è altrettanto costoso: difendere tutto e poi non saper giocare i flop fuori posizione. Difendere meglio non vuol dire pagare di più, vuol dire pagare con le mani giuste, e sotto una certa profondità buona parte della difesa non è nemmeno un call: è una spinta che nega all'apertura il flop che stava cercando.

Tratti ogni torneo come se pagasse tre posti

Il moltiplicatore viene estratto prima della prima mano e decide che partita stai giocando. Nella grande maggioranza dei casi paga un posto solo: chi arriva secondo porta a casa esattamente quanto chi arriva terzo, cioè niente. In quel torneo giocare per «arrivare in due» non ha alcun senso.

Sui moltiplicatori alti la struttura cambia sul serio: il montepremi si divide fra i tre giocatori, per esempio 83,3 / 10 / 6,7 per cento, e su un moltiplicatore intermedio possono essere pagati due posti, 80 e 20. Lì una spinta marginale che nel winner-takes-all è corretta può diventare un errore, perché eliminarsi ha un costo che negli altri tornei non c'era.

L'errore comune non è ignorare l'ICM, è applicarlo sempre. Quei tornei sono una minoranza, e chi ha letto qualcosa sull'argomento comincia a lasciar perdere spot buoni anche dove paga solo il primo, rimettendoci ogni volta. La domanda da farsi all'inizio è una: questo torneo paga più di un posto? Se la risposta è no, le fiches valgono quasi esattamente quanto sembrano e si gioca di conseguenza.

  • paga un posto solo: è il caso più frequente, e il secondo posto non vale più del terzo
  • paga due posti, 80 e 20: arrivare secondi vale qualcosa, ma quasi tutto resta al primo
  • paga tre posti, per esempio 83,3 / 10 / 6,7 per cento: qui anche il terzo posto ha un valore reale

Sali di limite dopo una serie fortunata

Una serie di moltiplicatori sopra la media, o qualche testa a testa vinto di fila, cambia i tuoi numeri molto più in fretta di quanto cambi il tuo livello di gioco. La varianza qui è alta per come è fatto il formato: il montepremi lo decide un'estrazione, la maggior parte dei tornei vale poco e una piccola minoranza vale moltissimo.

Chi sale di limite in quel momento fa due cose insieme: alza l'importo di ogni buy-in e si siede contro avversari mediamente più forti, mentre il campione su cui sta giudicando sé stesso è ancora piccolo. Quando la serie si inverte, la fase negativa arriva a un limite dove ogni torneo pesa di più.

Non esiste un numero di buy-in valido per tutti: dipende da quanto sei disposto a scendere di limite quando le cose vanno male, da quanto ti pesa perdere e da quanto sono distanti fra loro i moltiplicatori che ti capitano. Un simulatore di percorsi serve soprattutto a vedere quante sessioni consecutive in perdita rientrano nella norma anche giocando bene. Il poker comporta un rischio economico reale e nessuno può garantire un risultato.

Studi i postflop e trascuri il preflop, dove sta quasi tutto

In un torneo che parte da 25 big blind con livelli che salgono ogni pochi minuti, moltissime mani si chiudono con una decisione sola e parecchie non vedono nemmeno il flop. Il numero di decisioni preflop che prendi in una sessione non è paragonabile a quello degli spot postflop complicati, e ogni errore preflop si ripete identico ogni volta che quella situazione torna.

Le mani di partenza sono 169. È un insieme piccolo e finito: si può imparare cosa farne posizione per posizione e fascia di stack per fascia di stack, e si può verificare. I postflop no: dipendono dal range con cui ci sei arrivato, quindi studiarli partendo da un preflop sbagliato vuol dire cercare la risposta giusta a una domanda che non avresti dovuto farti.

L'ordine che regge è: prima i range di apertura e di risposta per fascia di stack, poi spinte e chiamate a stack corto, poi i pochi spot postflop che tornano davvero spesso. Non è una gerarchia di importanza teorica, è una gerarchia di frequenza: si comincia da quello che ti capita di più, perché è lì che un errore si moltiplica.

Domande frequenti

Qual è l'errore che costa di più in assoluto?

Non c'è una classifica valida per tutti: costa di più quello che ripeti più spesso. Per la maggior parte di chi comincia sono le due decisioni che tornano in ogni singolo torneo, cioè cosa fare dallo small blind quando il bottone lascia e quanto difendere dal big blind quando il bottone apre. Uno spot postflop delicato, in confronto, capita ogni tanto.

Se il limp è un errore, perché lo vedo fare anche a giocatori forti?

Perché il limp non è un errore in sé: nelle soluzioni esiste, soprattutto dallo small blind, e viene con una risposta già pronta a ogni rilancio dell'avversario. Chi lo copia senza quel seguito ottiene il peggio dei due mondi, cioè un piatto giocato fuori posizione e nessun piano per quando qualcuno rilancia.

A quanti big blind si passa al gioco push or fold?

Non c'è una soglia netta, ed è la parte che confonde di più. Il passaggio è graduale e avviene mano per mano: alcune mani sono già una spinta a stack più profondi, altre restano un'apertura normale anche parecchio più giù. Quello che serve non è un numero, è sapere cosa cambia fra una fascia di stack e la successiva nella tua posizione.

Come capisco se dal big blind sto lasciando troppo?

Guarda quanto spesso lasci la mano quando il bottone apre e confrontalo con la soluzione allo stesso stack, non con la tua sensazione. Il segnale pratico è un avversario che apre quasi tutto e non viene mai punito: se contro quel giocatore il tuo big blind non si allarga, stai regalando bui a ripetizione.

Devo studiare l'ICM fin da subito?

Devi sapere che esiste e riconoscere quando serve, cioè nei tornei in cui il montepremi è diviso fra più posti. Applicarlo dappertutto è un errore comune quanto ignorarlo: nella grande maggioranza dei tornei paga solo il primo, e lì la cautela da bolla non ha nulla su cui appoggiarsi.

Dopo quanti tornei posso dire se sto migliorando?

Molti più di quelli che ti aspetti, e comunque il risultato da solo non basta: in un formato dove il montepremi dipende da un'estrazione, una serie fortunata e una sfortunata si somigliano parecchio finché il campione resta piccolo. È più utile valutare le decisioni, spot per spot, e usare i numeri solo su campioni grandi.

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