Push or fold: come si legge davvero una tabella preflop
Push or fold vuol dire che le uniche due azioni sensate sono mettere dentro tutto lo stack o passare. Non è una semplificazione per principianti: quando lo stack è abbastanza corto, un rilancio parziale lascia dietro un resto così piccolo che chi ti risponde ha ragioni matematiche per non passare quasi mai. In un 3-max hyper turbo, con 25 big blind di partenza e livelli che salgono ogni pochi minuti, a quel punto ci si arriva in una manciata di mani.
Perché negli hyper turbo il push/fold arriva quasi subito
Si parte con 25 big blind e i livelli salgono ogni pochi minuti. Bastano poche mani passate senza giocare un piatto perché lo stack effettivo scenda sotto le quindici big blind, e da lì in giù i bui pesano abbastanza da chiudere da soli lo spazio per giocare dopo il flop.
Il meccanismo è aritmetico, non stilistico. Se apri a 2 big blind con uno stack da 10, dietro ti restano 8 fiches in un piatto che ne contiene già 3,5: chi ti risponde rischia poco rispetto a quello che può vincere, e non passa quasi mai. La stessa mano giocata all-in mette l'avversario davanti a una decisione secca, che è esattamente ciò che vuoi quando non hai fiches per manovrare dopo il flop.
In un formato a tre giocatori ci si arriva prima che a un tavolo pieno. Ogni orbita costa 1,5 big blind di bui e le mani girano in fretta, quindi il numero di decisioni prese con stack profondi resta basso. È il motivo per cui lo studio del preflop rende qui più che altrove: è dove si decide la maggior parte del torneo.
Che cosa hai davanti quando apri una tabella
Una tabella preflop è una griglia di 169 caselle: tutte le mani di partenza possibili, con le coppie sulla diagonale e, ai due lati, le versioni suited e offsuit della stessa coppia di carte. Ogni casella raggruppa le combinazioni equivalenti, quindi quando leggi un riquadro stai leggendo una famiglia di mani, non una mano sola.
Una tabella non vale per tutto il torneo: vale per un nodo, cioè una combinazione precisa di formato, stack effettivo, posizione e azioni già avvenute. Cambia uno solo di questi elementi e sei su un'altra tabella, con un range che può essere molto diverso. Chi impara una griglia sola e la applica ovunque sta usando la risposta giusta alla domanda sbagliata.
Le frequenze dicono ogni quanto, non quanto spesso vinci
Spesso accanto a una mano non trovi «spingi» o «passa», ma un numero: 33% push, 67% fold. Vuol dire che in quella identica situazione la strategia corretta è spingere un terzo delle volte e passare gli altri due terzi. Non è la probabilità di vincere la mano, non è quanto spesso l'avversario passerà, non è una misura di quanto la mano è forte.
La miscela nasce da un'indifferenza: si gioca in due modi proprio quando le due opzioni valgono quasi lo stesso. Se una fosse chiaramente migliore, la tabella la indicherebbe al cento per cento. Il numero descrive un comportamento su molte ripetizioni, non una scelta da fare su questa mano.
In pratica non serve tirare un dado a ogni giro. Sulle mani miste sbagliare costa pochissimo, proprio perché le due strade valgono quasi uguale. Conviene invece essere precisi sui confini del range, cioè sulle mani che si spingono sempre e su quelle che si passano sempre, e lasciare che la zona intermedia resti approssimativa.
L'EV in big blind è un confronto, non una promessa
Accanto a ogni azione la tabella riporta un EV espresso in big blind. Se il push vale +0,4 bb e il fold 0, la lettura corretta è: spingere rende in media 0,4 big blind in più che passare, su un numero molto grande di ripetizioni di quella stessa situazione.
Non è un pronostico sulla mano che stai giocando adesso. Con un push da +0,4 bb perderai comunque moltissime volte, a volte in modo brutale, e la differenza fra le due righe si materializza solo su un campione grande. È anche il motivo per cui una sessione in perdita non dimostra che le decisioni fossero sbagliate: le due cose vivono su scale diverse.
Da qui esce una gerarchia di studio. Le mani dove i due EV distano molto sono errori costosi, da eliminare per primi; quelle dove distano pochi centesimi di big blind sono rifiniture. Guardare la differenza fra le righe, e non il valore assoluto di una sola, è ciò che trasforma la tabella in una lista di priorità.
Come cambia il range quando cambia lo stack
Più lo stack è corto, più il range si allarga, e la ragione sta nel rapporto fra ciò che rischi e ciò che c'è già nel piatto. Con 6 big blind ne metti sei per incassarne subito 1,5, e ti basta che gli avversari passino abbastanza spesso perché la spinta si ripaghi da sola. Con 18 big blind ne rischi tre volte tanto per lo stesso incasso immediato, e la stessa mano smette di funzionare.
L'allargamento non è uniforme. Scendendo, entrano prima le mani che reggono un confronto secco quando vengono pagate, cioè assi, carte alte e coppie: all-in non c'è nessun postflop in cui recuperare. Le mani connesse e suited hanno bisogno di vedere tutte e cinque le carte comuni per esprimersi, e rendono relativamente meno proprio dove lo stack è più corto.
Cambia anche la struttura. Nei formati con ante il piatto iniziale è più grande: rubare rende di più e i range si aprono a parità di stack. Nei formati asimmetrici, dove uno dei due bui parte più corto, il ragionamento va fatto sullo stack effettivo, cioè il minore fra quelli coinvolti nella mano.
Conta chi deve ancora parlare, più della posizione in sé
A tre giocatori la domanda vera non è dove sei seduto, ma quante persone devono ancora decidere dopo di te. Dal bottone ne hai due: perché una spinta passi liscia devono passare entrambe, e questo tiene il range più stretto di quanto suggerisca l'idea che in posizione si apra largo.
Dal piccolo buio, quando il bottone ha già passato, resta un solo avversario da superare: è lì che il range di spinta è il più largo del tavolo. Basta che passi una persona per incassare 1,5 big blind, e con stack corti quell'incasso immediato ripaga una quantità enorme di mani. Che tu sia fuori posizione conta poco, perché dopo un all-in un postflop da giocare non c'è.
Il grande buio non apre mai: quando tocca a lui, o il piatto è già suo o ha davanti un'azione da valutare. Il suo range si costruisce su una domanda diversa, non «passeranno?» ma «quanto spesso sono avanti contro le mani con cui mi ha spinto contro?». Per questo è più stretto del range che deve battere, ma meno di quanto sembri: avendo già una big blind nel piatto, paga anche mani mediocri.
- Bottone: due avversari da superare, quindi range di spinta più stretto di quello del piccolo buio
- Piccolo buio dopo il fold del bottone: un solo avversario, il range di spinta più largo del tavolo
- Grande buio: non apre mai, risponde soltanto, e decide sulla forza contro un range già dichiarato
- Chi ha già investito paga più largo: il grande buio ha una big blind nel piatto e riceve odds migliori
Come usare una tabella senza trasformarla in un automatismo
Le tabelle nascono da un modello che assume avversari solidi. Contro chi passa troppo, spingere più largo di quanto indicato guadagna; contro chi paga qualunque cosa la correzione va nella direzione opposta, cioè si stringe e si spinge con le mani che stanno bene quando vengono chiamate. Nessuna delle due deviazioni si legge nella tabella: si legge negli avversari, e va rivista quando cambiano.
Il modo più efficace di studiarle è a ritroso, partendo da una mano appena giocata: apri il nodo esatto, guarda quanto distava l'EV della tua azione da quella indicata e passa oltre se la differenza è piccola. Venti mani riviste così insegnano più di un'ora passata a memorizzare griglie fuori contesto.
Resta il fatto che tutto questo riduce gli errori, non il rischio. Il poker comporta una perdita economica reale e possibile, la varianza in un formato hyper turbo è ampia, e una strategia preflop corretta migliora le decisioni senza garantire alcun risultato su nessun orizzonte temporale.
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Domande frequenti
Sotto quante big blind si gioca solo push or fold?
Non c'è un numero unico. Sotto una decina di big blind le alternative alla spinta valgono quasi sempre meno; nella fascia subito sopra dipende da posizione, presenza dell'ante e da quanto gli avversari sono disposti a passare a un rilancio piccolo. Il criterio pratico è un altro: se dopo un'apertura standard resta uno stack che nessuno può realisticamente passare, quell'apertura è già una spinta mascherata.
Devo davvero randomizzare le mani con frequenze intermedie?
Nella pratica no. Le mani miste sono quelle dove le due opzioni valgono quasi lo stesso, quindi scegliendone sempre una perdi pochi centesimi di big blind. Conviene invece essere precisi sui confini del range, dove la distanza di EV fra spingere e passare è grande e si ripete in continuazione.
Cosa vuol dire esattamente EV +0,3 bb?
Che quell'azione, ripetuta molte volte in quella identica situazione, rende in media 0,3 big blind più di zero. Il confronto utile però è con l'altra riga: se il fold vale 0 e il push +0,3, ogni volta che passi stai lasciando lì 0,3 bb. Sulla singola mano il risultato può essere qualunque cosa.
Le stesse tabelle valgono anche sul formato Twister?
La struttura del gioco è la stessa: tre giocatori, 25 big blind di partenza, hyper turbo. Cambiano i moltiplicatori disponibili, il rake e la soglia oltre la quale il montepremi si divide fra più posti. Poiché nella grande maggioranza dei tornei si gioca winner-takes-all, le indicazioni preflop restano in pratica sovrapponibili; le differenze si sentono solo sui moltiplicatori alti, che sono rari.
Perché la tabella cambia se l'avversario ha già rilanciato?
Perché il suo range non è più sconosciuto. Contro una spinta o un rilancio hai un'informazione che prima non avevi, e la domanda diventa quanto spesso sei avanti contro le mani con cui lui agisce, non quanto spesso lo fai passare. Per questo esiste un nodo diverso per ogni sequenza di azioni, e non una tabella sola per ogni stack.
Quanto conta lo stack degli avversari e non solo il mio?
Conta quello effettivo, cioè il minore fra il tuo e quello di chi può pagarti: è il massimo che può cambiare di mano. Se hai 20 big blind ma dietro c'è un avversario con 6, contro di lui stai giocando uno spot da 6. Nei formati asimmetrici, dove uno dei bui parte più corto, questa distinzione è il punto di partenza di ogni ragionamento.
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