ICM e montepremi

ICM negli Spin & Go: conta molto meno di quanto pensi

Le fiches non valgono tutte uguale: quando il montepremi è diviso fra più posti, quelle che metti a rischio valgono più di quelle che puoi vincere. È questo che descrive l'ICM. Negli Spin & Go la condizione da cui parte il modello è vera solo su una minoranza di tavoli, e applicarlo ovunque costa parecchio.

Aggiornata il 16 agosto 2026

Che cosa dice l'ICM, senza formule

L'ICM traduce uno stack in una quota di montepremi, passando per la probabilità di chiudere in ciascuna posizione. Se pagano più posti quella traduzione non è proporzionale: raddoppiare le fiches non raddoppia la tua quota, perché una parte del montepremi te la stai già garantendo restando vivo. Da qui la regola pratica che rischiare costa più di quanto renda vincere.

La conseguenza è che alcuni all-in positivi in fiches diventano perdenti in denaro. Non perché cambi il calcolo sulle carte, ma perché il premio che rischi di perdere pesa più del premio che puoi aggiungere. I range si stringono, e si stringono in modo asimmetrico: dipende da chi ti copre e da quanto è corto il terzo giocatore.

L'ICM non è una legge del gioco, è un modello con assunzioni forti. Le probabilità di piazzamento le deduce dagli stack, come se i tre giocatori fossero equivalenti per livello tecnico, e ignora posizione, bui e il fatto che il gioco continui dopo questa mano. Non ti dice come giocare una mano: ti dice quanto vale, in denaro, quello che stai mettendo sul tavolo.

In un winner-takes-all l'ICM non corregge niente

Se paga solo il primo, la tua quota di montepremi è la probabilità di arrivare primo, e nel modello quella probabilità è proporzionale alle fiches che hai. La traduzione torna lineare: una fiche vinta vale esattamente quanto una fiche persa. Non c'è nessuna correzione da applicare, perché non c'è niente che tu stia già difendendo.

Sparisce anche la bolla. Eliminare un avversario non ti fa entrare a premio, e finire terzo o secondo è la stessa cosa: zero. L'unico piazzamento che esiste è il primo, quindi sopravvivere non è un obiettivo intermedio ma solo un modo di dire che non hai ancora perso.

In pratica ogni spot con valore atteso positivo in fiches va preso, anche marginale. L'unica ragione per lasciar passare un testa o croce è ritenere di avere sugli avversari un vantaggio tecnico che vale più della differenza; con 25 big blind iniziali e livelli che salgono ogni pochi minuti quel vantaggio ha poco spazio per esprimersi, e comunque non giustifica il fold di uno spot chiaramente positivo.

Quante volte, davvero, il montepremi si divide

All'inizio di ogni torneo viene estratto un moltiplicatore che stabilisce il montepremi. Nella grande maggioranza dei casi ti ritrovi davanti un winner-takes-all. Solo i moltiplicatori alti dividono la posta fra i tre giocatori, con una ripartizione del tipo 83,3% / 10% / 6,7%, e su un moltiplicatore intermedio può capitare che paghino due posti, 80/20. Su tutto il resto paga soltanto il primo.

Quei tavoli sono rari per costruzione: è il meccanismo che rende il formato quello che è. Su una sala italiana i moltiplicatori vanno da 2x fino a 12.000x, con un 6.000x sui buy-in più alti, ma i valori bassi sono la norma, e sono loro a pagare la rarità di quelli alti.

Sulle altre sale il gioco è lo stesso, ma i dettagli cambiano: moltiplicatori disponibili diversi, rake diverso e soprattutto una soglia diversa oltre la quale il montepremi si divide fra più posti. Vale la pena guardarla una volta nella sala dove giochi, invece di dare per scontato che valga quello che hai letto altrove.

Cosa cambia davvero quando pagano più di un posto

Quando i posti pagati sono due esiste una bolla vera: il terzo prende zero e il secondo prende qualcosa. Chi ha lo stack corto ha un motivo concreto per sopravvivere, e chi copre tutti può alzare la frequenza di attacco, perché in quella mano non rischia l'eliminazione. È la dinamica dei tornei grandi, compressa in tre giocatori.

Un esempio, a bui ormai alti. Sei sul bottone con 12 big blind, lo small blind ne ha 4 e il big blind 9. In winner-takes-all spingi con un range molto largo e la cosa finisce lì. Con due posti pagati la lettura cambia: lo short a 4 big blind sta per essere consumato dai bui, ogni giro che passa senza che tu rischi nulla è valore che ti arriva senza fare niente, e l'all-in che ti manda fuori terzo contro il big blind vale meno di prima.

Attenzione al verso della correzione. Non si gioca più stretto in generale: si stringe dove rischi l'eliminazione contro chi ti copre, e si allarga contro chi ha più da perdere di te. Chi in quella mano non può essere eliminato è, per costruzione, quello che paga meno per metterla in mezzo.

Quando invece i posti pagati sono tre non c'è nessuna bolla: siete già tutti a premio e resta solo la scala fra terzo, secondo e primo. Con una ripartizione del tipo 83,3% / 10% / 6,7% la fetta del vincitore è talmente più grande delle altre due che la correzione esiste ma resta piccola: qualche spinta marginale in meno da stack coperto, non un gioco diverso.

L'errore che costa di più: l'ICM applicato ovunque

Chi arriva dai tornei a molti giocatori si porta dietro un istinto ragionevole lì e sbagliato qui: rispettare la bolla, non rischiare vicino ai salti di premio, lasciar passare la mano marginale. Su un tavolo winner-takes-all quell'istinto produce fold in situazioni chiaramente positive: call rifiutati, spinte non fatte, bui lasciati andare un giro dopo l'altro.

Il danno non si vede in una mano sola, si accumula sul volume. La struttura non lascia margine per aspettare: si parte da 25 big blind, i livelli salgono ogni pochi minuti e in alcuni formati c'è anche l'ante. Dal buy-in viene poi trattenuto un rake nell'ordine del 7-10% a seconda della cifra, e il margine a cui rinunci negli spot positivi è esattamente quello che dovrebbe coprirlo.

C'è un test rapido. Se al tavolo ti senti pensare che è meglio non rischiare di uscire adesso, controlla quanti posti paga quel torneo. Se paga solo il primo, quella frase non descrive niente: uscire adesso e uscire fra dieci mani da secondo valgono la stessa cifra, cioè zero.

Come tenerne conto senza rifare i conti a ogni mano

Le domande da farsi sono due e si esauriscono in fretta: quanti posti paga questo tavolo, e chi copre chi. La prima si guarda una volta all'inizio e vale per tutto il torneo. La seconda cambia mano per mano, ma è una lettura immediata degli stack, non un calcolo.

Se paga solo il primo non c'è nessuna correzione da applicare e il lavoro è tutto sull'accuratezza dei range: quali mani spingi da ogni posizione a ogni profondità, quali difendi dal big blind, dove il call è meglio del fold. Lì si decide la grande maggioranza dei tornei che giocherai.

Un caso a parte sono i formati asimmetrici, dove uno dei due bui parte con uno stack più corto: chi copre chi è deciso dalla struttura prima ancora della prima mano. Se quel tavolo paga più di un posto, la correzione è in gioco fin dall'inizio, invece di comparire solo quando qualcuno si accorcia.

Quando il moltiplicatore è alto, la correzione è una sola idea da tenere presente per tutto il torneo, non un modello da ricostruire mano per mano mentre l'orologio corre: stringi le spinte che possono mandarti fuori contro chi ti copre, allarga contro chi rischia di uscire prima di te, e per il resto usa i range che useresti comunque.

  • Quanti posti paga il tavolo: si controlla una volta sola, all'inizio.
  • Chi copre chi: solo l'eliminazione contro uno stack che ti copre ha un costo in denaro.
  • Se paga solo il primo: si gioca per le fiches, senza sconti.
  • Se pagano due o tre posti: si stringono le spinte che ti mandano fuori, si allarga contro chi rischia di uscire prima di te.

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Domande frequenti

L'ICM conta anche nell'heads-up finale?

No, e non è un «quasi mai». Quando restano due giocatori il terzo piazzamento è già assegnato, e la tua quota di quel che resta torna proporzionale alle fiches: la correzione è esattamente zero, sia che paghi solo il primo sia che paghino due o tre posti. La fase in cui il modello morde è quella a tre giocatori.

Serve un software di ICM per giocare questo formato?

Per la maggior parte dei tavoli no, perché su un winner-takes-all le soluzioni calcolate in fiches sono già la risposta giusta. Un software serve se vuoi capire di quanto si stringe sui moltiplicatori che dividono il montepremi, ed è studio da fare a mente fredda: al tavolo, con livelli così rapidi, non hai il tempo di consultare niente.

Come faccio a sapere quanti posti paga il tavolo?

La ripartizione del montepremi viene mostrata quando il moltiplicatore è estratto, prima della prima mano, e vale fino alla fine del torneo. È l'unica informazione da leggere all'inizio. Fra sale diverse la soglia oltre la quale il montepremi si divide non è la stessa: controlla come funziona in quella dove giochi, invece di assumerlo.

Se l'ICM conta così poco qui, perché se ne parla tanto?

Perché nei tornei a molti giocatori, con premi che salgono a scalini e una bolla vera, è uno dei fattori che decide la parte finale. Il problema è il trasferimento: la stessa idea portata di peso su un tavolo da tre a premio unico produce un gioco passivo, e in una struttura da 25 big blind il passivo è la modalità che perde più in fretta.

Sui moltiplicatori alti conviene giocare per il secondo posto?

No, l'obiettivo resta il primo: nella ripartizione tipica la fetta del vincitore è molto più grande di quelle degli altri due. Quello che cambia è il prezzo di un'eliminazione evitabile, non l'obiettivo. Tradurre la correzione in «faccio fold a tutto e spero che si scontrino» è solo un altro modo di giocare male quel tavolo.

Studiare l'ICM riduce il rischio?

No. L'ICM riguarda come valuti una decisione, non come va a finire: il poker resta un gioco con un rischio economico reale, la varianza non si toglie e nessuno può promettere risultati. Studiarlo serve a smettere di pagare errori evitabili nei pochi tavoli in cui conta, e a non introdurne di nuovi in tutti quelli in cui non conta.

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