Studio Rutgers: il 52,5% dei giovani statunitensi ha giocato d'azzardo nell'ultimo anno
Più della metà dei giovani statunitensi fra i 13 e i 27 anni ha giocato d'azzardo nel corso dell'ultimo anno: il 52,5%. È il dato principale di uno studio del Center for Gambling Studies della Rutgers University, intitolato Adolescent and Young Adult Gambling in the United States, che chiede di affrontare il fenomeno come una questione di sanità pubblica su scala nazionale.
Il lavoro allarga lo sguardo anche ai minorenni. Fra gli adolescenti di 13-17 anni, la quota di chi ha giocato è del 42,7%, e il 10,8% degli adolescenti rientra nella fascia ad alto rischio. Secondo i ricercatori, il rischio di sviluppare un rapporto problematico con il gioco può emergere già in quell'età e non resta confinato ai luoghi regolamentati.
I numeri del rischio
Fra chi ha giocato, quasi il 40% presenta un qualche livello di rischio di gioco problematico. Sulla fascia più grave le differenze di genere si annullano: la quota ad alto rischio è di circa il 10% sia fra i maschi sia fra le femmine. I maschi, invece, risultano più esposti ai livelli di rischio basso e moderato.
Le differenze più marcate emergono fra i gruppi etnici. Fra i giovani afroamericani la partecipazione al gioco sale al 63,9%, e fra i giocatori afroamericani la quota ad alto rischio è del 17,7%. Il dato scende al 12,8% fra i giocatori ispanici e al 6,4% fra quelli bianchi.
Un altro elemento che lo studio mette in evidenza riguarda il canale di gioco: il gioco misto, online e dal vivo, risulta associato a un coinvolgimento maggiore e a una maggiore gravità dei problemi.
Le richieste dei ricercatori
Le conclusioni dello studio puntano su due fronti: più educazione e più possibilità di trattamento per il gioco problematico fra i giovani. A tenerli insieme, nella proposta dei ricercatori, dovrebbe essere un approccio nazionale coordinato di sanità pubblica, invece di risposte frammentate.
Il contesto in cui arriva la ricerca è quello di un mercato in espansione. Il fatturato dell'industria del gioco negli Stati Uniti ha toccato il suo record nel 2025, e la partecipazione dei giovani è cresciuta dopo la sentenza della Corte Suprema del 2018. Sul versante dell'istruzione, alcune università hanno già avviato campagne e corsi dedicati al gioco responsabile.
Il ruolo degli operatori
Anche dall'industria arrivano prese di posizione. Jason Robins, amministratore delegato di DraftKings, ha sostenuto che i genitori dovrebbero affrontare l'argomento con i propri figli.
La stessa DraftKings è però al centro di una class action che la accusa di aver usato l'intelligenza artificiale per prendere di mira persone potenzialmente a rischio di gioco problematico. L'azienda respinge le accuse.
La vicenda giudiziaria e i numeri della Rutgers toccano lo stesso nodo: quanto la crescita del mercato statunitense stia raggiungendo fasce d'età e gruppi di popolazione più vulnerabili, e quali strumenti, educativi e regolamentari, possano contenerne gli effetti.
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