← Tutte le news

Poker Masters Event #4: John Krpan contesta un check-down alla bolla

Alla bolla dell'Event #4 delle Poker Masters, a Las Vegas, una mano senza eliminazione ha acceso una discussione al tavolo. Il canadese John Krpan ha contestato apertamente il modo in cui Joey Weissman e Clemen Deng hanno giocato un piatto in cui Weissman, con pochissime chip dietro, non è mai stato messo all-in.

Al momento della mano in campo restavano 13 giocatori, con 12 posti a premio: la classica situazione in cui ogni eliminazione pesa su tutti i superstiti.

La mano e la bolla

Il gioco era in hand-for-hand, e la mano si è giocata dopo un all-in al tavolo accanto. Con i bui a 15.000/30.000/30.000, Weissman ha rilanciato dal bottone a 180.000, lasciandosi dietro appena 10.000 chip. Deng, dal grande buio e con uno stack di circa 1,6 milioni, ha pagato.

Da lì in avanti nessuno dei due ha più puntato: hanno checkato tutto il board e il piatto è andato a Deng. Weissman, mai messo all-in, è così rimasto in gioco con le sue 10.000 chip. Successivamente ha vinto un all-in con 88 contro il K6 di Nicholas Palma.

A uscire in bolla è stato Adrian Mateos, eliminato con A7 contro la coppia di nove di Chris Hunichen. Per lo spagnolo è un dato che pesa: alla serie ha chiuso in bolla quattro dei sei eventi giocati.

La protesta di Krpan e la risposta di Palma

Il check-down fra Deng e Weissman ha infastidito Krpan, che ha accusato i giocatori coinvolti di mancare di rispetto al gioco. Il canadese è un volto noto anche fuori dal tavolo: immobiliarista e giocatore high stakes, ha recitato in Molly's Game.

A difendere la scelta è stato Palma, che l'ha presentata come una strategia legata alla fase di bolla e non come una mancanza di correttezza. Alla reazione di Krpan ha risposto: «No, è strategia. Sono serio.»

La tattica al centro della discussione non è nuova. Il rilancio che lascia dietro una frazione minima dello stack, una sorta di quasi all-in, era utilizzato già 16-17 anni fa dall'italiano Gianni Giaroni nei tornei dell'EPT e dell'IPT.

Che cosa c'è dietro un quasi all-in

I numeri della mano aiutano a leggere la scelta di Weissman. Dopo aver messo nel piatto 180.000, gli restavano 10.000 chip, con i bui a 15.000/30.000/30.000. In termini di chip erano quasi nulla, ma tenevano formalmente il giocatore fuori dall'all-in.

La differenza è che, senza all-in, il piatto non va automaticamente allo showdown con un'eliminazione in palio: la decisione di puntare e chiudere la mano passa all'avversario. Se l'avversario sceglie di non puntare, chi è corto perde il piatto ma sopravvive. In una bolla con 13 giocatori e 12 premi, restare al tavolo anche con pochissime chip può valere più di quelle perse, perché basta che un altro giocatore esca prima per entrare a premio.

Dall'altra parte c'era uno stack di circa 1,6 milioni, per cui una puntata per eliminare Weissman avrebbe avuto un costo marginale. È proprio questo squilibrio ad aver reso la mano così discussa: la tattica del quasi all-in funziona soltanto se chi è coperto rinuncia a sfruttare la propria posizione di forza.


Contenuto informativo e formativo rivolto a un pubblico maggiorenne. Best Fish Forever è una scuola di poker e non promuove né pubblicizza operatori di gioco.