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Bryn Kenney fa causa a NSUS Group in Nevada per quote e commissioni

Bryn Kenney ha portato in tribunale NSUS Group, la società madre di GGPoker. Il professionista americano ha depositato la causa in Nevada ad agosto. Sostiene di non aver ricevuto compensi e quote societarie che gli sarebbero stati promessi durante gli anni in cui ha rappresentato il marchio. Dal lato della difesa è stata presentata un'istanza di archiviazione, sulla quale al momento non c'è ancora un pronunciamento. La prossima udienza è fissata per il 12 novembre.

Le richieste di Kenney

Kenney è stato ambassador della piattaforma dal 2018 fino al novembre 2020. Secondo la sua ricostruzione, proprio nel 2018 gli fu promessa una quota del 5% della società, insieme a commissioni di affiliazione legate ai giocatori che portava sulla piattaforma.

Una parte del contenzioso riguarda il sistema di tracciamento di questi giocatori. Kenney sostiene che la piattaforma abbia cambiato nel tempo i criteri con cui attribuiva gli account agli affiliati. Secondo lui, alcuni account sarebbero stati rimossi dal suo tracking. Lamenta inoltre trattenute non autorizzate e contatti diretti della società con agenti e sub-affiliati della sua rete. Le commissioni di affiliazione che Kenney indica come mancanti ammontano a 3 milioni di dollari. A queste si aggiunge un pagamento superiore, quantificato in 6 milioni di dollari, che a suo dire gli era stato promesso e non è stato mantenuto.

Nel complesso Kenney stima la perdita subita in decine di milioni di dollari. Al tribunale chiede danni compensativi e la possibilità di esaminare i registri societari.

L'atto contiene anche un'accusa che va oltre il rapporto economico. Kenney afferma che i vertici dell'azienda fossero a conoscenza di episodi di cheating e di falle di sicurezza, e che li avrebbero tenuti nascosti. Si tratta di affermazioni di parte, contenute nella causa, che non sono state accertate da alcun giudice.

La linea della difesa

L'istanza di archiviazione è stata presentata da Mansoo "Michael" Kim, dirigente coinvolto nella vicenda. La difesa sostiene che manchi una prova documentale degli accordi invocati da Kenney. Secondo questa tesi, le intese sarebbero state in gran parte verbali.

È questo il punto su cui il procedimento potrebbe giocarsi nella prima fase. Il giudice dovrà valutare se le richieste di Kenney possono andare avanti anche in assenza di contratti scritti che le documentino. Finché l'istanza non sarà decisa, il merito delle accuse resta sullo sfondo.

I precedenti del 2022

Il nome di Kenney era già stato al centro di una controversia legata alla stessa piattaforma. Nel 2022 Martin Zamani accusò il gruppo di giocatori riconducibile a Kenney di collusion, cioè di accordi illeciti fra giocatori dello stesso tavolo. Lo accusò anche di ghosting, ovvero di far giocare un account da una persona diversa dal titolare, e di uso di RTA, gli strumenti di assistenza in tempo reale vietati durante il gioco.

Kenney respinse quelle accuse. All'epoca GGPoker non prese provvedimenti pubblici.

Oggi le parti sono invertite: è Kenney ad accusare la società, anche sul terreno della sicurezza del gioco. L'udienza del 12 novembre dirà se la causa supera il primo ostacolo procedurale o se la richiesta di archiviazione verrà accolta.


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